Diritto processuale

  • Con la sentenza del 20.10.2011, n. 21700 la Corte di Cassazione ha ribadito che il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in giudizio a titolo di garanzia impropria è legittimamente posto a carico della parte che, rimasta soccombente, abbia provocato e giustificato la chiamata in garanzia. La Suprema Corte ha, infatti, precisato che le spese processuali del chiamato che non sia rimasto soccombente non possono gravare sul chiamante qualora anche quest'ultimo non sia rimasto soccombente, ma debbono essere rifuse dalla parte soccombente.

  • Con la sentenza del 30.01.2012, n. 1301 la Corte di Cassazione ha precisato che in caso di omessa pronuncia sull'istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore ovvero in caso di rigetto dell’istanza medesima, il rimedio esperibile, in assenza di un'espressa indicazione legislativa, è costituito dal procedimento di correzione degli errori materiali di cui agliartt. 287 e 288 c.p.c., e non dagli ordinari mezzi di impugnazione, non potendo la richiesta di distrazione qualificarsi come domanda autonoma.Secondo la Suprema Corte la procedura di correzione, oltre ad essere in linea con il dispostodell'art. 93 c.p.c., comma 2 (che ad essa si richiama per il caso in cui la parte dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per onorari e spese) consente il migliore rispetto del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, garantisce con maggiore rapidità lo scopo del difensore distrattario di ottenere un titolo esecutivo ed è un rimedio applicabile anche nei confronti delle pronunce della Corte di cassazione.

     

  • Con la sentenza del 07.03.2012, n. 3581 la Corte di Cassazione ha affermato che, nel caso in cui la parte sta in giudizio con il ministero di un procuratore legalmente esercente la propria attività, quest'ultimo ne ha la rappresentanza nel procedimento con la conseguenza che gli atti e le omissioni del procuratore sono riferibili alla parte da lui rappresentata. Si deve, pertanto, escludere che ipotetiche inadempienze del procuratore possano assumere per la parte il valore di causa non imputabile dalla decadenza da termini perentori, a nulla rilevando la distinta questione della sopravvivenza in capo al procuratore revocato o rinunciante dei poteri rappresentativi a ricevere gli atti della controparte, o dei compensi che gli spettano per la fase successiva alle predette cause di estinzione previste dall'art. 85 c.p.c.

  • Con la sentenza n. 25015 del 25.11.2014 la Corte di Cassazione ha confermato il principio secondo cui l'interesse che determina l'incapacità a testimoniare ai sensi dell'art. 246 c.p.c. è solo quello giuridico che comporta una legittimazione litisconsortile o principale ovvero secondaria ad intervenire in un giudizio già proposto da altri controinteressati. Tale interesse, pertanto, non si identifica con l'interesse di mero fatto che un testimone (come ad esempio la persona aggredita dal lavoratore licenziato nella causa relativa alla legittimità del licenziamento) possa avere a che la controversia sia decisa in un certo modo.