diritto civile

  • La Corte di Cassazione con sentenza n. 2334 del 31/01/2018 ha dichiarato come il raggiungimento della maggiore età non estingue automaticamente l’onere di vigilanza previsto ai sensi dell’art. 2048, secondo comma, c.c., ma certamente ne modifica il contenuto. Per giurisprudenza costante infatti «affinché sussista responsabilità ex art. 2048, comma 2, occorre che il fatto sia prevedibile ovvero prevenibile»: questo comporta che il raggiungimento della maggiore età incida sul contenuto dell'onere probatorio dell'insegnante, in quanto la dimostrazione della maggiore età dell’allievo deve ritenersi ordinariamente sufficiente per provare che l’evento dannoso ha costituito un caso fortuito, essendo stato posto in essere da persona non necessitante di vigilanza alcuna in quanto giunta ad una propria completa capacità di discernimento, e dunque da una persona che non era prevedibile che tenesse una tale condotta. Ne consegue che sarà più facile per il docente dimostrare di non aver potuto impedire il fatto, liberandosi così dalla responsabilità oggettiva prevista ai sensi dell’art. 2048 c.c.

  • La Corte di Cassazione n. 22593 del 27.09.2017, riprendendo un principio giurisprudenziale enunciato per la prima volta con la sentenza a Sezioni Unite n. 26725 del 19.12.2007 ha sottolineato come «in relazione alla nullità del contratto per contrarietà a norme imperative in difetto di espressa previsione in tal senso (c.d. ‘‘nullità virtuale’’), deve trovare conferma la tradizionale impostazione secondo la quale, ove non altrimenti stabilito dalla legge, unicamente la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità e non già la violazione di norme, anch’esse imperative, riguardanti il comportamento dei contraenti la quale può essere solo fonte di responsabilità». Nello specifico la corte enuncia come «la violazione dei doveri d'informazione del cliente può dar luogo a responsabilità precontrattuale (con conseguente obbligo di risarcimento dei danni) ove tali violazioni avvengano nella fase precedente o coincidente con la stipulazione del contratto d'intermediazione; può dar luogo a responsabilità contrattuale (e condurre alla risoluzione del contratto) ove si tratti di violazioni riguardanti le operazioni d'investimento o disinvestimento compiute in esecuzione del contratto».

  • La Corte di Cassazione a Sezioni Unite con sentenza n. 11135 del 04.07.2012 ha risolto un dibattito giurisprudenziale in merito alla corretta qualificazione della posizione di un comproprietario di un immobile locato dall’altro comunista ad un soggetto terzo senza previa condivisione dell’attività di disposizione del bene comune.

    Sul punto prima della pronuncia in questione si distinguevano due diverse teorie: un primo orientamento riteneva che la fattispecie in esame avrebbe dovuto seguire le regole del mandato senza rappresentanza; secondo un altro orientamento, sarebbe stato possibile sussumere la fattispecie in questione nello schema della gestione d’affari nell’interesse comune.

    La differenza rilevava sul piano pratico oltre che teorico, dato che solo nel secondo caso sarebbe stato possibile tutelare l’affidamento del conduttore (il contratto di locazione sarebbe rimasto pienamente efficace nonostante la mancanza del consenso di tutti i comproprietari) e lasciare comunque intatta la pretesa di tutti i comunisti all’ottenimento della quota dei canoni ricevuti dall’unico formale locatore (il non locatore infatti, a seguito, di ratifica avrebbe potuto partecipare alla divisione dei canoni percepiti a seguito della locazione sulla base della propria partecipazione alla comunione).

    Le Sezioni Unite hanno definitivamente sposato il secondo orientamento, sostenendo che «la locazione della cosa comune da parte di uno dei comproprietari rientra nell'ambito della gestione di affari altrui ed è soggetta alle regole di tale istituto, tra le quali quella di cui all'art. 2032 cod. civ., sicché, nel caso di gestione non rappresentativa, il comproprietario non locatore può ratificare l'operato del gestore e, ai sensi dell'art. 1705, secondo comma, cod. civ., applicabile per effetto del richiamo al mandato contenuto nel citato art. 2032 cod. civ., esigere dal conduttore, nel contraddittorio con il comproprietario locatore, la quota dei canoni corrispondente alla rispettiva quota di proprietà indivisa».

    Dott. Mattia Angeleri