Con sentenza del 3 marzo 2011 n. 5120 la Cassazione ha confermato che l'attività della pubblica amministrazione, anche nel campo della pura discrezionalità, deve svolgersi nei limiti posti dalla legge e dal principio primario del neminem laedere, codificato nell'art. 2043 c.c., per cui è consentito al giudice ordinario accertare se vi sia stato da parte della stessa pubblica amministrazione, un comportamento doloso o colposo che, in violazione di tale norma e tale principio, abbia determinato la violazione di un diritto soggettivo. Stanti i principi di legalità, imparzialità e buona amministrazione, di cui all'art. 97 Cost., la pubblica amministrazione è tenuta a subire le conseguenza stabilite dall'art. 2043 c.c., atteso che tali principi si pongono come limiti esterni alla sua attività discrezionale (nel caso di specie l'Agenzia delle Entrate è stata condannata a risarcire i danni del contribuente, tra questi ricomprese le spese pagate per l'intervento del commercialista resosi necessario per l'inattività dell'amministrazione).